Yuval Noah Harari – Sapiens.Da animali a dèi. Breve storia dell’umanità

Perché leggere questo libro: ho amato questo libro per la sua lucidità e chiarezza e per una certa leggerezza che lo pervade, a dimostrazione che una buona divulgazione non sminuisce affatto la scienza. (Federica Guidi)

L’immaginazione. Questo il segreto del nostro percorso evolutivo da animali a homines sapientes. In un saggio che vola, nonostante le oltre 500 pagine, Harari ci accompagna, come un Virgilio attento e curioso attraverso la storia dell’umanità.

Forte di una scrittura scorrevolissima e di una impostazione macrostorica, il libro permette una visione appassionante, giocoforza non sempre precisissima e ovviamente generale, di tutti quei fenomeni, momenti e pensieri che hanno caratterizzato il percorso dell’umanità dalla nostra discesa dagli alberi fino alla scoperta dell’energia atomica e oltre.

Nella lunga avventura dell’homo sapiens, che da specie come un’altra “il cui impatto sul pianeta non era superiore a quello di gorilla, lucciole e meduse” diviene sovrana (e spesso tiranna) del pianeta, ci sono alcuni momenti che segnano il passo e determinano svolte capitali, quelle da cui non si torna comunque più indietro: la rivoluzione cognitiva, la rivoluzione agricola, la rivoluzione scientifica. Così, in poco più di una manciata di millenni, siamo divenuti stanziali, abbiamo costruito città, imperi, religioni, leggi, ideologie e ci siamo trovati, già a partire dal Neolitico, schiavi della trappola del lusso.

Spesso la saggistica richiede forte capacità di concentrazione, una lettura dosata, un po’ alla volta, giorno per giorno, per essere interiorizzata e gustata a pieno. Questo volume è nato per essere divorato: scorre veloce, e non ci lascia immutati. Proprio la virtù che ci distingue sul pianeta, l’immaginazione, è quella che ci permette di creare collegamenti costanti dentro e fuori dal libro e la macrostoria si fa vita quotidiana.

Perché leggere questo libro: ho amato questo libro per la sua lucidità e chiarezza e per una certa leggerezza che lo pervade, a dimostrazione che una buona divulgazione non sminuisce affatto la scienza. (Federica Guidi)


Lusso da scioperati 

Così Giovanni Verga definì, con una consapevole dose di provocazione, l’arte del suo tempo. E oggi? Che cosa resta e che valore ha l’espressione artistica, culturale, letteraria, musicale, teatrale? Che spazio occupa tutto ciò che non è “lavoro”?
In questo momento difficile,  noi del gruppo cultura, ‘scioperati’  nelle ambizioni corali per forza maggiore, continuiamo a pensare che  quello che è detto lusso sia un bisogno primario del nostro mondo e allo stesso tempo una inesauribile linfa di vita.

Condividi sui social:

Lascia un commento