Un Premio di Laurea può portarti a… – Eumeca S.r.l. – Ingegneria Meccanica – part 2

…si vede che in realtà il futuro si è sviluppato in un ramo ben distinto e ben diverso

Massimiliano Piccioli
Prosegue l’intervista di Alessandro Bevilacqua a Massimiliano Piccioli CEO Eumeca srl e Massimo Governatori sull’oggetto del premio di laurea che Eumeca ha finanziato in sviluppo e applicazioni di robot collaborativi ed esoscheletri.

[M.P.] Perché cobot? Cobot è collaborative robot, quindi robot collaborativo e non sono in sostituzione al robot classico, il robot antropomorfo che vediamo in questa slide. Sono due cose completamente diverse. Se mi si concede, quando 15 20 anni fa iniziavo a buttarmi nel mondo dell’informazione e della robotica, quello che vediamo a sinistra era il massimo della tecnologia. Sembrava una cosa pressoché fantascientifica e, in realtà, visto con gli occhi di oggi e confrontato con quello che abbiamo a destra, un robot collaborativo di una delle marche più note che attualmente sono in commercio, si vede che in realtà il futuro si è sviluppato in un ramo ben distinto e ben diverso. Non sono sovrapponibili le due cose, assolutamente non sono intercambiabili, ma vanno a coprire esigenze diverse. Sono esigenze sia di operatività, sia, soprattutto, di mercato. Ossia non si sovrappongono neanche come clientela: il robot antropomorfo è destinato a determinati tipi di utilizzo, il cobot apre una nuova nicchia di mercato che l’antropomorfo per sua natura non poteva assolutamente vedere, sia in termini di economia, costi operativi, sia in termini di funzionalità. Vero Massimo?

[M.G.] Sì, i due mondi sono esattamente contrapposti: i robot classici che siano degli degli s.c.a.r.a., degli antropomorfi o dei cartesiani, vengono normalmente utilizzati per svolgere dei compiti relativamente semplici ma in cui è necessaria un’elevatissima precisione e ripetitività delle operazioni come appunto le saldature, le verniciature, l’assemblaggio di piccole parti. Vengono preferiti ad altri sistemi per la facilità di personalizzazione e flessibilità e, ancora una volta, l’elevatissima velocità con cui sono in grado di svolgere i compiti programmati. Spesso sono utilizzati anche per svolgere operazioni in ambienti non convenzionali come, ad esempio, le camere bianche o gli ambienti atex, ossia a rischio esplosivo. Quindi, diciamo che si contraddistinguono dai cobot di ultima generazione proprio perché il principio fondante delle smart collaborative technologies è quello di favorire un ambiente di lavoro in cui le persone e le macchine possono collaborare per ottimizzare i risultati ottenibili singolarmente da questi due attori. Il cobot quindi trova applicazione in tutti quei contesti in cui l’essere umano è ancora diciamo centrico, quindi la sua sensibilità nell’effettuare certe operazioni è fondamentale e questi sistemi di automazione vengono in aiuto per rendere certe manovre più agevoli e o rapide. Un key study molto comune è quello del fine linea ad esempio in cui un cobot solleva ad esempio una serie di prodotti dal peso importante per riempire delle scatole che saranno poi maneggiate dall’operatore. Il tutto come, diceva anche Massimiliano, in un ambiente privo di ripari. Questa è un’altra fondamentale differenziazione: il cobot può operare senza ripari ma proprio perché la differenza tecnica principale tra un robot è un cobot risiede nel modo in cui viene modellato l’ambiente circostante la cella. In termini controllistici, scusate la digressione un po’ noiosa, però l’elevata ripetibilità delle operazioni richieste ai robot classici comporta un controllo di posizione estremamente accurato e difficilmente un robot classico che incontra un ostacolo sulla sua strada si lascerà influenzare da questo nel raggiungimento della sua destinazione. Invece il cobot è progettato come per essere cedevole rispetto all’ambiente, quindi l’essere umano diciamo può collaborare con il cobot in maniera molto tranquilla perché è sicuro che appunto questo sistema non avrà reazioni improvvise ma cederà rispetto ai movimenti dell’essere umano.

[M.P.] Infatti le caratteristiche meccaniche, costruttive, al di là della forma che entrambi possono avere in sette gradi di libertà, quindi spostarsi nei classici sei gradi di libertà per raggiungere processi punti dello spazio in qualsiasi angolazione e, ultimo grado di rotazione, hanno dalla loro, che manca tecnicamente ai robot antropomorfi, tutti i sensori di coppia e di sforzo sui vari bracci, ed è questo il motivo che li rende collaborativi.

[A.B.] Per informazioni vi invito a raggiungere il sito di Vivat Academia che ricordo è www.vivatacademia.org e lì trovate tutte le informazioni relative al premio di laurea e la modulistica necessaria per la candidatura. Massimiliano, Massimo, io vi ringrazio e avremo modo di rivederci più avanti nell’ultima fase di questo progetto che si concluderà appunto con l’assegnazione e con la cerimonia di premiazione dei premi di laurea. Grazie a tutti, grazie dei vostri interventi e ci aggiorniamo presto.

[M.G.] Grazie a voi e arrivederci.

[M.P.] Grazie Massimo.

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